GLI ASSASSINI SONO A WASHINGTON.... MA (ANCHE) FRA NOI

 

Uranio impoverito: il “metallo del disonore” che uccide militari e tanta, tanta popolazione!

Un mese fa è morto Marco Diana, 50 anni, ex maresciallo dell’Esercito, simbolo della lotta all'uranio impoverito: aveva un tumore al sistema linfatico.

Per oltre 10 anni impegnato in missioni militari in Somalia e Kosovo. 

Salgono così a 381 le morti accertate di militari per esposizione all’uranio impoverito, e oltre 7.800 gli ammalati, tra i soldati che hanno partecipato alle cosiddette “missioni di pace”, sin dagli anni ‘90, con invasioni e bombardamenti in Bosnia, Serbia, Afghanistan, Iraq, ecc. ecc.

Una strage di Stato che dura da oltre 20 anni con un muro di gomma eretto da destra al centrosinistra per proteggere gli alti vertici militari e la stessa Nato che, utilizzando questo maledetto metallo nei suoi proiettili, ha contaminato territori sconfinati in vaste aree della Terra provocando pandemie di tumori nella popolazione civile. Leucemie e linfomi sono le patologie più diffuse tra quelle causate dall’uranio impoverito.

Sin dai primi anni duemila, le vittime da uranio impoverito (depleted uranium) iniziarono a far clamore ma se ne sapeva e se ne parlava molto poco, soprattutto per la resistenza dei vertici delle Forze armate.

I soldati sapevano e gli Stati maggiori negavano. Fu istituita la Commissione ‘Mandelli’ che negò il nesso causale. L’allora ministro della Difesa, Sergio Mattarella, attuale capo di Stato, fu costretto, dall’evidenza dei fatti, a dire che i casi accertati erano 30 tra malati e deceduti. Già allora, erano 300! I lorsignori della Commissione conclusero, con le complicità dell’entourage militare, di governi e istituzioni, che l’incidenza dei tumori sui militari non era diversa da quella delle statistiche nazionali.

In questi anni, vi sono state 170 sentenze che condannano il ministero della Difesa a risarcire e provano, indiscutibilmente, il nesso causale tra esposizione e malattia ma, nonostante ciò, il ministero continua a negare verità e giustizia e a presentare ricorsi e appelli d’opposizione.

Nulla hanno mai fatto gli esponenti della destra più becera che mentre si rivolgono ai soldati come a “eroi che servono la patria” si girano dall’altra parte preferendo intrattenere buoni rapporti con gli alti vertici militari.

Le missioni militari, direttamente telefonate da Washington, vengono giustificate con il supposto “interesse nazionale” da difendere o con una supposta “democrazia” da esportare ma il risultato pratico che ottengono sono la conclusione di buoni contratti per l’industria militare e l’offerta di pacchetti di vendita tutto compreso (armi, addestramento e manutenzione) sulla pelle dei soldati, dei contribuenti (cittadini/e) e delle vittime civili, oltre all'esercizio di una politica imperialista di ... Stato.